La Psicoterapia Online: Strumento Utile e Possibile Impiego

I mutamenti tecnologici via via più marcati degli ultimi decenni hanno consentito un progressivo annullamento delle distanze spaziali e temporali tra le persone e, almeno per le generazioni native digitali, una distinzione sempre più sfumata tra quella che in precedenza veniva definita realtà virtuale e la più tradizionale realtà esterna.

In altre parole, la comunicazione, l’incontro umano, tra due persone non richiede più come precondizione assolutamente imprescindibile la condivisione fisica dello stesso luogo.

Tale enorme cambiamento sociale ha interessato anche il mondo della psicoterapia. Non a caso negli ultimi 15-20 anni ha conosciuto una certa diffusione la psicoterapia online, ovvero la realizzazione di una forma di aiuto terapeutico mediata dall’ausilio di uno strumento tecnologico.

La psicoterapia online, qui intesa unicamente come una Videochiamata, è talvolta complementare alla psicoterapia classica, altre volte ne è sostitutiva.  E‘ complementare nel momento in cui viene usata per garantire la necessaria continuità al percorso terapeutico tradizionale, che altrimenti per cause di forza maggiore sarebbe oggetto di continue e inopportune sospensioni. Il caso più tipico da questo punto di vista è rappresentato dalla persona che svolge generalmente sedute di persona, ma che per lavoro o studio o ragioni familiari è costretta a passare settimane o mesi altrove che andrebbero così ad inficiare il lavoro svolto insieme. Nel momento in cui la psicoterapia online è complementare si assiste quindi ad un alternarsi tra sedute usuali e sedute a distanza.

La psicoterapia online è invece sostitutiva della psicoterapia tradizionale nel momento in cui l’intero percorso terapeutico si svolge mediato dal mezzo tecnologico. La ricerca psicologica si è soffermata sul cercare di capire l’utilità della psicoterapia svolta unicamente a distanza, e ha rilevato come una serie di studi, consultabili sul sito dell’ordine nazionale degli psicologi, confermino la validità di questa diversa modalità dell’incontro terapeutico. Nonostante ciò può essere interessante soffermarsi sia sul cercare di capire quando essa può essere opportuna e sul se dice qualcosa su chi la richiede, sia su alcune differenze che possono esserci con la relazione psicoterapeutica classica.

Partiamo dal “quando”, aspetto che si presta maggiormente al poter essere sintetici: quando si è all’estero e si preferisce una terapia nella propria lingua madre; quando si è impossibilitati a muoversi; quando si ha una vita lavorativa e/o di studio con orari comunque troppi incerti per stabilire incontri settimanali in presenza; quando si percepisce che la modalità a distanza favorisce in qualche modo la propria possibilità di esprimersi. Quest’ultima evenienza apre forse delle domande sulla personalità di chi decide di iniziare una terapia a distanza. Per esempio ci si potrebbe chiedere se la scelta della modalità a distanza sia legata ad un soffrire l’intimità o ad un tratto evitante della personalità, o se il fatto di non volersi recare a studio sia di per sé spia di un qualche elemento di resistenza, o non investimento psicologico, verso la psicoterapia stessa. A nostro avviso, tali questioni possono essere approfondite nei primi colloqui, ma è un qualcosa su cui non ci si può assolutamente pronunciare se non dopo un‘attenta verifica e analisi svolta direttamente e insieme alla persona interessata. La relazione umana è troppo complessa, e per certi versi misteriosa, e pare davvero poco saggio e poco prudente voler stabilire il “per chi” è adatta la terapia online senza neanche aver visto la persona potenzialmente interessata. Può darsi che l’online sia semplicemente il miglior canale espressivo per quella determinata persona, o che il terapeuta che quella persona sente giusto per sé risieda troppo lontano geograficamente.

Tutto ciò significa che la terapia online deve essere il frutto di una scelta consapevole da parte del paziente e del terapeuta che valutano insieme quello strumento come adatto per il loro specifico lavoro terapeutico.

Il parlare di scelta consapevole ci conduce ad osservare alcune differenze che possono esserci tra la psicoterapia in presenza e quella a distanza. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la terapia a distanza richiede forse un maggiore impegno ad entrambi i membri della coppia analitica. Si pensi per un attimo a come il setting della terapia tradizionale, con la sua regolarità di orario settimanale, di spazio, di ambiente, costituisca un luogo, nel senso con cui l’antropologo Marc Augé usa quest’espressione, in cui si può sperimentare appartenenza e identità. Un luogo, in sostanza, che diventa personale e familiare e nel quale ci si può conoscere e riconoscere. Tale peculiarità che costituisce la cornice dell’incontro analitico tradizionale nella psicoterapia in Videochiamata è meno definito e parzialmente assente. Talvolta, per privacy o altro, la persona è spesso anche “costretta” a cambiare la stanza dove svolge la Videochiamata. Ciò implica che è richiesta, in parziale assenza di un setting sempre uguale a sé stesso, una maggiore concentrazione perché in fin dei conti il fine del setting canonico è quello di favorire l’attenzione sui processi interni. Oppure si pensi al ruolo della comunicazione non verbale in psicoterapia. Nella stanza analitica il non verbale, quando si è maturata una certa esperienza terapeutica, “arriva” in maniera naturale. Ci si sente investiti dai vissuti emotivi di chi siede davanti, e ciò è spesso alla base di quell’empatia che costituisce uno degli elementi salienti della relazione terapeutica. Nella terapia a distanza tale fenomeno, che in termini junghiani potremmo definire di partecipazione emotiva se non addirittura di contagio emotivo, potrebbe essere meno forte, o meglio meno diretto proprio in quanto mediato da un elemento terzo, il mezzo. E’ un aspetto pertanto, questo del non verbale intrinseco al processo terapeutico stesso, che richiede al terapeuta una maggiore focalizzazione e una maggiore osservazione cosciente se non vuole cadere nell’errore di lasciarselo sfuggire.

Un’obiezione che viene spesso avanzata nei confronti della terapia online è relativa al fatto che la “distanza” rischierebbe di far perdere l’aspetto di catarsi emotiva che caratterizza la psicoterapia usuale, ovvero quel sedersi dinanzi a qualcuno per raccontargli qualcosa di molto privato, e per certi versi quasi inconfessabile, che costituisce una necessaria forca caudina che precede un intenso momento catartico. “Tutti i pensieri, i gesti e i ricordi che fanno vergognare, sentire in colpa o in ansia hanno bisogno di essere espressi totalmente”, scrive Edward Edinger in “Anatomia della Psiche” (Edinger, 2008, pag. 103). Ed è assolutamente basilare che sia così. Questo esprimere totalmente ha valore terapeutico se nella relazione analitica è presente un certo pathos emotivo caratterizzato anche da vicinanza e calore. In altre parole, la psicoterapia in genere ha bisogno di un certo fuoco emotivo, di un certo grado di cottura per usare il linguaggio di Edinger, per funzionare ed essere un’esperienza trasformativa. I critici della terapia online sostengono che tale fuoco emotivo sia un pochino carente in questa modalità terapeutica, ritengono, per essere più precisi, che tale calore sia legato alla presenza concreta e corporea di un Altro. A nostro parere tale modo di intendere l’incontro con l’Altro, se da una parte pare più che comprensibile perché una stretta di mano non può essere sostituita in nessun modo, da un altro lato appare come un modo di pensare dal sapore vagamente anacronistico in quanto immagina l’incontrarsi come esclusivamente legato alla co-presenza fisica di un altro, finendo così con il sovrapporre completamente l’idea di vicinanza umana con quella di presenza fisica concreta. La società in genere invece, purtroppo anche a causa di questa lunga pandemia Covid che ha rinforzato una tendenza già in atto in proposito, ha ormai acquisito una certa dimestichezza e familiarità con le forme di comunicazione a distanza e pertanto talune critiche alla terapia online paiono desuete. L’Altro, se è un Altro attento, partecipe, profondamente immerso in quello che sta accadendo è un Altro presente, anche se è dietro uno schermo. Sia permessa una digressione un pochino provocatoria per far cogliere come la vicinanza umana e psichica, intesa in primis come partecipazione presente, se c’è una certa predisposizione all’ascolto e al lasciarsi toccare, possa esserci in tutta tranquillità anche se mediata da uno schermo. Si pensi per un attimo a quanto accade dinanzi alla TV durante una visione di un film che coinvolge: si piange, si ride, ci si emoziona, si empatizza con un personaggio, se ne detesta un altro, e via dicendo. E il tutto a distanza, e con la consapevolezza che si tratta in ogni caso di recitazione. Se ci pensiamo bene, durante un film incontriamo qualcosa di significativo dentro di noi a prescindere dalla compresenza fisica, in questo caso degli attori, dell’Altro. Se così non fosse, il film non avrebbe nessuno impatto emotivo sullo spettatore. Ed è lampante, per fortuna, di come non sia così. Il cinema è una delle dimostrazioni più evidenti di come l’uomo si lasci toccare, contagiare emotivamente, anche a distanza perché è la storia che si ascolta, la narrazione, ad attivare il bisogno di partecipare con presenza psichica, quindi anche con la propria personalità, in chi è dietro lo schermo. E qualcosa di analogo accade anche nella terapia a distanza. Fortunatamente, si può dire con una battuta, rimaniamo essere umani anche a distanza.

Da Marshall Mclhuan in poi è noto che “il mezzo è la comunicazione”. Questo studioso ha ampiamente documentato come nel corso della storia dell’uomo i mezzi di comunicazione, se usati a lungo termine, abbiano la capacità di plasmare e di incidere sui processi mentali e conoscitivi. Ciò è valso per la stampa, per la televisione, e anche se Mclhuan è deceduto prima dell’esplosione dei nuovi media, vale naturalmente anche per i nuovi modi di comunicare. Ciò significa che di tanto in tanto durante il percorso, e non solo quindi nei primi colloqui che costituiscono il momento per eccellenza invece per valutare se il mezzo a distanza può essere la scelta giusta o meno per quel paziente, paziente e terapeuta non possono non fermarsi anche a riflettere su questo aspetto del loro lavoro insieme, ovvero su come il mezzo che utilizzano stia influenzando il modo di percepire e di esperire il lavoro stesso che stanno svolgendo. Per esempio ci si può chiedere se lo svolgere una seduta da casa predisponga una persona verso il concedersi più intimità con l’altro o se al contrario faciliti un rilassarsi al punto tale da rendere il discorso quasi amicale. Questa è solo una possibile domanda sull’influenza del mezzo di comunicazione usato, e non si vuol neanche provare a rispondere perché ogni persona è diversa dall’altra e non esiste una risposta univoca per tutti. Quello che qui invece preme sottolineare è che la coppia terapeuta paziente, se vuole cercare di estrarre il massimo potenziale dal lavoro insieme, deve interrogarsi su come viene vissuto questo diverso setting terapeutico. In parole sintetiche, per la coppia terapeuta-paziente è importante non divenire “ciechi” sul come il mezzo influenzi il proprio modo di porsi rispetto al lavoro che si sta facendo.  E anche questo, forse, richiede un piccolo quid di consapevolezza in più ad entrambi.

Tornando in conclusione di questo breve scritto sulla scelta consapevole del tipo di terapia e sul possibile impiego esclusivo della terapia online, possiamo dire che le riflessioni riguardanti le differenze tra psicoterapia tradizionale e psicoterapia online ci permettono sia di relativizzarne le differenze, sia di non essere pregiudizievoli sul “per chi” può essere consigliabile, sia, infine, di spostare l‘attenzione sullo spirito con cui ci si avvicina ad essa. Da quest’ultima angolazione, la domanda corretta a cui bisognerebbe cercare di rispondere per intraprendere questo tipo di strada è: “C’è lo Spirito giusto – metaforicamente parlando – per iniziare questo viaggio che per alcuni versi richiede anche una motivazione maggiore?”

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