Adolescenza e Lato Puer Aeternus della Psiche

Adolescenza e Lato Puer Aeternus della PsicheNel saggio “Divinazione e Sincronicità” Marie-Louise Von Franz scrive che per Jung gli archetipi sono “nuclei dinamici della psiche” che, per quanto inconoscibili in se per sé, esercitano il loro effetto sotto forma di immagini archetipiche, ovvero delle immagini guida, che influenzano in maniera significativa il percepire-sentire-agire di qualunque individuo. In sostanza, nessun individuo arriva al mondo come una tabula rasa.

Per comprendere meglio tale dinamismo della psiche, pensiamo ad un bambino piccolo. Se osserviamo con attenzione, possiamo notare come un bambino non sia per alcuni versi in relazione ad un’immagine “realistica” dei genitori, i quali, per lo più, sono vissuti come figure onnipotenti. La mamma può essere di volta in volta la fata buona, la Dea miracolosa che guarisce ogni piccola ferita con la parola o con la mano, la nutrice, la fonte di calore, o in alternativa la strega cattiva o una figura “divorante” che incute timore; mentre il padre pare essere l’eroe che sa fare tutto, un potentissimo Re simile ad un Dio, la mano della Legge, colui che sottrae la madre, la figura punitiva e via dicendo. Attribuendo queste immagini ai genitori, se si preferisce proiettando determinati frammenti della propria psiche sui genitori, il bambino trova un modo per relazionarsi al mondo e per fare esperienza di sé stesso. Se proviamo per un momento ad osservare il mondo con gli occhi di un infante, possiamo vedere come tutto sia molto più grande di lui. Tutto è nuovo, sconosciuto, per alcuni versi spaventante. Il bambino ha quindi bisogno di alleati così potenti, così forti, così divini. In termini psicologici, così archetipici. Un bambino, per esempio, trova spessissimo la sicurezza di lanciarsi in qualcosa, che nel suo caso potrebbe essere il gettarsi in piscina o l’andare in bici, nel proprio padre perché la figura paterna è appunto investita di una forza eroica; oppure trova la capacità di non demoralizzarsi dopo una qualche caduta grazie all’accoglienza e allo sguardo materno che contengono per alcuni versi un sapore sovrannaturale. Solo con il passare degli anni il bambino inizierà a vedere i genitori in termini più umani, in genere quando avrà acquisito una prima fiduciosa consapevolezza di sé e, soprattutto, con il divenire adolescente.

L’adolescenza può essere tranquillamente considerata, con tutti i cambiamenti corporei e pulsionali che comporta, una sorta di seconda nascita dell’individuo. La voce è diversa, i tratti somatici diventano ben più simili a quelli di una donna o di un uomo adulto, la sessualità e le questioni identitarie fanno sentire tutto il loro peso. Adesso, come dicevamo poco sopra, se la psiche non è una tabula rasa, e naturalmente non lo è per tutto il corso della vita e non solo nelle prime fasi dell’esistenza, possiamo chiederci quale nucleo archetipico della psiche entri particolarmente in scena durante l’adolescenza. La risposta può apparire semplice, ma trova una conferma forte nell’osservazione clinica e sociale: il Puer Aeternus, ovvero quella figura di Fanciullo Divino che, per usare le parole di Jung, costituisce “avvenire in potenza”. Se improvvisamente l’adolescente si trova catapultato dentro un corpo nuovo e in un mondo nuovo che non gli permette di essere più il bambino che era, inevitabilmente la psiche avverte l’esigenza di rinnovarsi. Tale rinnovamento passa attraverso il Puer. Perché il Puer vola alto, non ha paura del nuovo, desidera e nel desiderare rompe confini e steccati precedenti, sperimenta, gioca con le idee, è creativo, talvolta artistico e quasi geniale, ed ha inoltre dalla sua l’entusiasmo e la freschezza del giovanissimo eroe. Il Puer si percepisce onnipotente ed in cuor suo è convintamente certo delle sue possibilità, e forse talvolta è proprio questa sua aurea prosopopea ad infastidire gli adulti. Ma l’adolescente, così come il bambino aveva bisogno dell’onnipotenza dei genitori, ha bisogno della sfrontata onnipotenza del Puer Aeternus dentro di sé per trovare il suo spazio nel mondo. L’adolescente ha necessità di spiccare il volo e il suo lato Puer insito nella psiche può aiutarlo in ciò.

Fin qui tutto bene, quando subentrano delle difficoltà per l’adolescente – Puer? Nel momento in cui è così identificato con il suo lato Puer da non essere disposto a cadere, quando vuol evitare le difficoltà di eventuali momenti difficili, quando non vuole fermarsi. In altre parole, quando dinanzi alle ripetute frustrazioni che quasi inevitabilmente comporta la realtà esterna rischia di scivolare dentro la tentazione di negare difensivamente tali battute d’arresto attraverso un continuo rilanciarsi verso un qualcosa di nuovo e di sempre più in alto. Facciamo un piccolo esempio: pensiamo ad un ragazzo che ha brillanti doti di scrittura e che vuole fare lo scrittore. Si impegna a fondo, scrive un libro e vuole vederlo pubblicato. Pertanto invia del materiale ad un editore, ma non ottiene risposta. Spedisce il suo scritto ad un secondo editore e altresì non riceve risposta. Idem con il terzo. Oggi come oggi, con le infinità possibilità che la tecnologia offre di rivolgersi a chiunque, potrebbe continuare a cercare soluzioni editoriali senza fermarsi. Potrebbe insistere con la sua idea fino a quando, ormai giunto ad una età più adulta, desiste disilluso dai suoi tentativi. Da Puer ad adulto rassegnato e disincantato.

Nel suo bellissimo testo sul Puer Aeternus Marie-Louise Von Franz osserva che nel lavoro psicoterapeutico con l’adolescente – Puer è veramente riduttivo e fuorviante ritenere la traboccante energia e vitalità espansiva del giovane come una manifestazione del suo infantilismo utopico, perché così facendo, commenta, “si corre il rischio che scacciando i demoni si scaccino anche gli angeli” (M.L. Von Franz, 2009, pag. 23). In termini pratici, ciò vuol dire aiutare il ragazzo/a a confrontarsi con la realtà per accompagnarlo nel trovare il suo personale modo di separare i semi positivi dalle gramigne nelle sue idee. Questa paziente opera di distinzione è basilare per l’adolescente per risparmiarsi in futuro cadute definitive nelle quali dirà poi a sé stesso che le sue erano solo idee strampalate e infantili, perché dicendosi ciò spegnerà gli angeli e i demoni di cui parla Von Franz. Ci sarà sì forse una crescita, ma spegnere il motore della creatività renderà tale crescita un po’ triste. Per evitare che tutto ciò accada è importante aiutare il Puer a digerire e ad accettare le eventuali cadute del suo percorso di vita perché non è affatto detto che esse siano nefaste. Anche se l’adolescente, maschio o femmina che sia così, le vive proprio in tal modo. La caduta, l’atto del cadere, è come se fosse l’equivalente di un tradimento: di sé stesso e del fatto di non essere stato all’altezza delle sue stesse aspettative. Per molti ragazzi/e è troppo scioccante vedere che non è andata come credevano o speravano, per questo anziché vedere preferiscono ricercare in maniera rapidissima, quasi istantanea, nuove possibilità. Come se il non vedere permettesse di schivare un colpo troppo forte, capace di ferire in maniera quasi violenta la propria autostima comunque fragile e in formazione. Ma a ben vedere questo meccanismo di difesa/tutela funziona fino ad un certo punto, sia perché non si può non vedere per sempre, sia perché non vedere significa congelare temporaneamente un problema per poi vederlo in un successivo momento in cui si rivelerà con ogni probabilità ancora più doloroso.

Cadere invece non vuol dire crollare, lasciar stare, desistere, vuol più semplicemente significare che c’è con ogni probabilità da limare qualcosa. Grandissimi artisti del passato, assolutamente geniali, prima di essere compiutamente tali hanno avuto periodi di artigianato dove affilavano la loro tecnica: giusto per citare un paio di esempi possiamo ritenere che il grande Leonardo da Vinci, se non fosse stato un periodo nella bottega del Verrocchio, con ogni probabilità non sarebbe stato Leonardo; così come Vincent Van Gogh, se non avesse seguito prima un corso di Charles Bargue per corrispondenza, non avrebbe forse avuto modo di sviluppare il suo stile unico. Qualcosa del genere possiamo immaginarla per lo scrittore del nostro esempio, il quale prima di sviluppare appieno la sua vocazione, scoperta anche grazie al nucleo Puer, ha bisogno di un laboratorio artigianale nel quale possa studiare, formarsi ulteriormente, e confrontarsi con calma con figure che possano agire come punto di riferimento.

E’ come se il Puer dovesse accettare una caduta temporanea, una sorta di diminutio, necessaria ad acquisire quel salutare pizzico di umiltà e saggezza che gli permetta di realizzare con uno spirito diverso le potenzialità insite nelle sue caratteristiche. In uno scendere per poi risalire in maniera più adulta.

Condividi su:
×
Menù