Una Lettura Psicologica di Antigone

una-lettura-psicologica-di-antigone“Antigone”, la tragedia greca scritta da Sofocle nel 442 a.c.,  è stata ed è da molti considerata la tragedia per eccellenza partorita dall’Antica Grecia. In letteratura e filosofia è possibile rintracciare numerosi lodevoli commenti per l’eroina greca: basti ricordare che Hegel la definì “Antigone celeste”, oppure che D’Annunzio la invocò chiamandola “Antigone dall’anima di luce”. Antigone è stata tradotta in quasi tutte le lingue del mondo ed ha avuto più di 1500 recensioni (Corriere della Sera 2005).La storia è notissima, ma vale la pena ricordarla per un attimo: figlia delle nozze incestuose tra Edipo e sua madre Giocasta, Antigone vive nella città governata dallo zio Creonte. I suoi due fratelli, Eteocle e Polinice, sono morti l’uno per mano dell’ altro: Eteocle difendendo la città dall’ assalto dei nemici; Polinice assediando una delle sue sette porte, difesa da Eteocle. Creonte decreta: come traditore della patria, Polinice non avrà sepoltura. Chi violerà il divieto sarà lapidato. Ma Antigone viola il bando: rendere gli onori funebri a Polinice è un dovere più forte della legge umana. Quando scopre che a violare il suo decreto è stata sua nipote, che è anche la fidanzata di suo figlio Emone, Creonte è sconvolto. Nel primo dialogo tra i due – nel quale secondo Goethe è racchiusa l’ essenza stessa della tragedia – Creonte e Antigone dichiarano ciascuno di rispettare le leggi. Antigone quelle « non scritte », che esprimono principi etici imprescindibili; Creonte quelle « scritte », dettate dal potere politico. In ciò consiste il dilemma tragico: ciascuno dei sistemi di leggi invocate ha un suo fondamento, incompatibile con il sistema di valori dell’altro. Creonte ha un forte senso dello Stato: tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge, anche sua nipote, anche la fidanzata di suo figlio. Antigone ritiene di non dover rispettare una regola della quale non riconosce il fondamento etico. La tragedia si chiude con la fine di entrambi. Condannata a morte, Antigone si suicida. Creonte è un uomo annientato: Emone si uccide sul cadavere di Antigone e alla notizia della sua morte si uccide Euridice, moglie di Creonte.
«Neppure pensavo – dice Antigone a Creonte – i tuoi decreti avere tanta forza che tu uomo potessi calpestare le leggi degli dèi, quelle leggi non scritte e indistruttibili. Non soltanto da oggi  né da ieri, ma da sempre esse vivono, da sempre: nessuno sa da quando sono apparse». Per parte sua Cleonte adduce la ragione del diritto positivo, della disposizione di legge, e verso il  figlio venuto a perorare la causa di Antigone ha queste parole: « Ubbidire, ubbidire, e nel molto e nel poco, nel giusto e nell’ingiusto, sempre e comunque, all’uomo che sia posto al timone dello Stato. È l’anarchia il pessimo dei mali: distrugge le città e sconvolge le case, mette in fuga e fa a pezzi gli eserciti in battaglia. Ma è l’ubbidienza, l’ubbidienza ai capi la fonte di salvezza e di vittoria. Noi dobbiamo ubbidire alle leggi, alle leggi scritte». Così posta, non è men vera la preoccupazione di Creonte.
Ciascuno dà ai suoi principi un valore assoluto ben oltre il dato contingente della vicenda che li vede contrapposti . Tuttavia chiunque  assiste ad una riproposizione della tragedia, difficilmente non proverà un senso di simpatia per Antigone. E’ infatti difficilmente comprensibile l’ostinazione cieca di Creonte nei confronti di un suo stretto congiunto che già ha pagato con la propria vita il suo errore. Dal suo personaggio trapela una freddezza spietata, anche con il proprio sangue e se stesso. Risulta certamente il personaggio del dramma con cui è più difficile identificarsi: difende le proprie convinzioni contro tutto e tutti, impersona egli stesso la legge, che egli solo pretende di conoscere, e detiene, a differenza di Antigone, il bastone che delimita il confine tra bene e male.
Eppure c’è qualcosa che, psicologicamente parlando, non convince del tutto anche nel personaggio di Antigone. La scelta che ella deve compiere tra la propria vita e ciò che avverte come un dovere – dare sepoltura al fratello morto, traditore della città ma pur sempre a lei legato dal sangue e dagli affetti – sarebbe estremamente dolorosa e sofferta, ma Antigone non sembra mai avere accenni di esitazione. Colpisce di Antigone soprattutto la fermezza di principi, l’assenza di ripensamenti, la convinzione assoluta di essere nel giusto, la fierezza delle proprie idee, difese a costo della propria vita. D’altronde, proprio questa fermezza sembra renderla piuttosto spigolosa: ella è troppo altera, mai dolce, mai pronta alla tenerezza, né con la sorella Ismene, che tra l’altro accusa di essere “figlia degenere di nobili genitori” (35), né verso l’altro fratello, Polinice. Agisce per dovere, non parla mai apertamente di amore. Non ha mai parole di affetto per il fidanzato Emone: sembra quasi temere che una parola, un gesto di affetto, possano rovinare la purezza del suo proposito. Eppure proprio questo proposito la porterà all’annientamento di se stessa, in una corsa verso la morte che sembra poco avere a che fare con l’amore.
Per cogliere alcuni aspetti psicologici della figura di Antigone, trovo opportuno ricollocarla nel contesto storico in cui è nata. Nella Grecia del V secolo a.c. , Pericle nel 451 promulgò una serie di leggi che regolamentavano dettagliatamente la vita sociale degli uomini e delle donne ateniesi. Per esempio, era garantita la cittadinanza solo se si apparteneva ad uno specifico demos, cioè se si faceva pienamente parte di un determinato gruppo di famiglie parentali. I matrimoni avvenivano per lo più tra parenti, prevalentemente tra cugini, se non tra zii e nipoti, al fine di  garantire al gruppo parentale un certo numero di figli legittimi. Tutto ciò per dire che la famiglia, o meglio il far parte di una famiglia, era ritenuto assolutamente fondamentale nell’Antica Grecia. In seno a queste famiglie, però,  la condizione della donna era assolutamente marginale: per le bambine non era prevista, a differenza di quanto accadeva per i maschietti, nessuna forma di educazione culturale. I bambini di 6-8 anni imparavano a leggere, a scrivere, a fare calcoli, apprendevano il canto e le arti, mentre le loro coetanee crescevano semplicemente in casa insieme alle schiave. Una volta adulte, le donne greche, non facevano parte della polis, né potevano a partecipare a cene in presenza di stranieri: erano totalmente prive di un ruolo sociale. Da questo punto di vista, Antigone, sfidando a viso aperto Creonte, mantenendo ben salda la sua posizione, si dimostra una donna moderna, autonoma e coraggiosa. Marina Manciocchi, attenta studiosa delle tragedie greche, dice infatti a tal proposito: “Se pensiamo al contesto culturale nel quale le tragedie vennero composte colpisce la differenza che esisteva tra i personaggi femminili che ne erano protagonisti e la condizione che la donna occupava nella realtà, poiché la donna greca non aveva alcuna importanza sul piano sociale, mentre le eroine sulla scena rappresentavano personaggi fortemente determinati e a volte molto potenti” (Manciocchi, 2012, pag. 25). Tuttavia, Antigone, per altri versi, pare anche una donna perfettamente figlia del suo tempo. Lei fa tutto in nome della famiglia: essendo morti padre e madre, il legame con il fratello diventa insostituibile perché “mai più un altro se ne potrà avere”. Se si paragona poi il comportamento che Antigone assume nei confronti di Creonte, con il suo essere, ne “L’Edipo a Colono”, la devota accompagnatrice del padre Edipo, possiamo notare ancora più facilmente come Antigone investa completamente tutta le sua energia psicologica dentro i legami originari. Ne “L’Edipo a Colono”, Antigone si occupa del padre ormai cieco, vede al suo posto e guida i suoi passi. Scrive la Manciocchi: “In quella tragedia…è del tutto sottomessa al padre e al proprio destino, non si oppone nulla di quanto accade e accetta fini in fondo il proprio ruolo nella sua famiglia, non è competitiva, né animosa ma rifiuta ogni suggerimento di lasciare suo padre e di pensare alla propria vita” (Manciocchi, 2012, pag. 47). In altre parole, Antigone mostra un attaccamento alla famiglia d’origine che non permette l’espressione di altri possibili aspetti della sua personalità. Da questa punto di vista, Antigone, la tenace eroina, pronta a morire per le sue idee e i suoi valori, mostra il suo lato-Ombra: è una donna classica, che sembra più subire il proprio destino piuttosto che esserne l’artefice, con un’identità femminile inevitabilmente legata al suo essere figlia di un padre scomodo.

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