Covid, Sentimento, Eros

Covid, Sentimento, ErosSe c’è una fotografia medica che la pandemia Covid ha restituito con una certa nitidezza all’umanità è che inevitabilmente siamo collegati gli uni con gli altri. Il virus ha posto infatti tutti sia dinanzi all’evidenza che ognuno porta con sé un pezzetto di responsabilità verso sé stesso e verso gli altri, sia davanti alla improrogabile necessità di trovare risposte collettive che possano debellare definitivamente il virus. In altre parole, la possibilità di sconfiggere il virus dipende dal comportamento generale e ciò mostra come siamo tutti sulla stessa barca. Per questo il Covid ha richiesto e richiede una risposta che potremmo definire una risposta “Noi”.

Da una prospettiva medica questo risposta “Noi” in Italia c’è stata, non a caso sul nostro territorio il virus non ha mai raggiunto i picchi che si sono osservati in altri importanti paesi europei: si può dire lo stesso da una prospettiva psicologica? Come se la passa questa dimensione psicologica del “Noi” in tempi di coronavirus? Non è facile rispondere a tale questione, ma ciò non toglie che meriti di essere attentamente considerata anche perché veniamo da un periodo di “distanziamento sociale” di cui non è facile valutare gli effetti, soprattutto a lungo termine. Rispetto a quest’ultimo punto, una maniera opportuna per monitorare la dimensione psicologica del “Noi” può essere quella di volgere attenzione ai processi onirici delle persone, perché così facendo si può gettare lo sguardo oltre la superficie più cosciente delle dinamiche psichiche. E il grande valore di questa attenzione ai sogni, come insegna il magistrale lavoro portato avanti da Carl Gustav Jung e Marie-Louise Von Franz sul sogno e sulle fiabe, è che hanno qualcosa da dire, oltre che sulla vita del sognatore, anche sui movimenti psichici più generali che sta hanno avendo luogo in una determinata società in un determinato periodo.

Muovendoci in questa direzione osserviamo come la dimensione psicologica del “noi” paia minacciata da un possibile disfacimento in questo periodo storico.  Facciamo un piccolo esempio.

X., giovane ma non più giovanissimo, operaio edile presso una piccolissima azienda di cui è da sempre precariamente socio, racconta questo sogno avuto durante il primo lockdown, periodo in cui l’atteggiamento cosciente generale pareva quasi festoso.

Vedo da lontano il centro di Isola del Liri. So che sotto la montagna e la cascata grande c’è una perdita da un gasdotto che passa lì sotto che rischia di far esplodere tutto, che può rendere la montagna un cumulo di macerie capace di sommergere il fiume e di travolgere tutto. Non vedo persone in giro.

In seduta naturalmente il sogno è stato visto in relazione alla vita privata del paziente, il quale sentiva che il suo faticoso tentativo di autonomia dalla famiglia d’origine, con la quale era ancora pienamente coinvolto, potesse crollare e con esso i conseguenti progetti di convivere insieme alla sua fidanzata. Siamo quindi rimasti su questa tematica cruciale per X., anche chiedendoci come mai il sogno scegliesse per trattare ciò una città che non è la città in cui vive e lavora X., ma in questo articolo questo sogno viene riportato invece per la sua possibile valenza generale.

Se come dice Jung, la psiche non è solo dentro di noi, ma siamo anche noi ad essere dentro la psiche, questo sogno descrive una psiche in difficoltà. La città onirica di cui parla X. non è immaginaria, bensì riproduce fedelmente Isola del Liri, storica cittadina della Ciociaria. Il centro della città, se visto dall’alto ciò si osserva ancora meglio, costituisce una struttura mandalica dove la doppia diramazione del fiume Liri cinge e avvolge in un cerchio il centro storico del luogo. Questo centro storico-mandala racchiude in sé una pregevole armonia tra la solidità della montagna, il fluire del fiume, e la mano sapiente dell’uomo che nei secoli pare aver mostrato rispetto per il genius loci locale. Un posto davvero bello, che nella realtà costituisce un luogo d’incontro e di relazione soprattutto per i più giovani. Un luogo dove è davvero facile percepire la Natura come un qualcosa di cui facciamo parte, ma che non ci appartiene in modo esclusivo. Rifacendoci alla distinzione tra luoghi e nonluoghi avanzata dall’antropologo Marc Augé (1996), possiamo facilmente ritenere il posto in questione un luogo dove è possibile riconoscersi e sentirsi collegati ad una dimensione che ci trascende. Un luogo, in altre parole, dove la dimensione del “Noi” è molte forte. Nel sogno Isola del Liri pare una rappresentazione del Sé, ovvero di quel nucleo centrale della personalità che fornisce orientamento e senso nella vita. Nel sogno tutto ciò è a rischio, anzi per essere più precisi è un gasdotto costruito dall’uomo, elemento che nella realtà non c’è, ovvero un certo approccio egoico, a far rischiare tale disfacimento.

Non siamo quindi in presenza di una catastrofe naturale, ma dinanzi ad un qualcosa che può dipendere anche dall’atteggiamento cosciente che pare avere un impatto critico sul Sé. In altre parole, è il Sé ad essere a rischio crollo? Il paesaggio onirico descritto, come detto poc’anzi, pare una possibile immagine di totalità psichica capace di accogliere elementi opposti, così ipotizzare che il Sé possa essere in crisi non è poi così peregrino.

Dalla bellissima interpretazione in poi che Jung (1952) ha fornito della vicenda biblica tra Giobbe e Yahweh, dove come ampiamente noto è Giobbe ad avere un atteggiamento esistenziale più etico e cosciente che non il divino Yahweh, sappiamo che anche il piccolo e umile Io può fare qualcosa per l’inconscio agendo come uno specchio per l’inconscio stesso, come del resto ben si vede nella pratica dell’immaginazione attiva.

Ma nel sogno di X. pare che sia proprio l’Io a non funzionare o a non aver funzionato, in fin dei conti il gasdotto che perde è opera umana. Un qualcosa che non ha né colore né odore, un gas-metano, rischia di esplodere e di distruggere tutto. Potremmo ipotizzare, con un linguaggio maggiormente psicologico, che un’assenza di sentimento potrebbe poi, come in un gioco di enantiodromico, tramutarsi nell’esplosione di un violento sentimento primitivo e indifferenziato.

Il sogno successivo dello stesso paziente mostra forse in maniera più chiara il rapporto che l’Io, non solo quello di X., rischia di avere con il sentimento.

Sono a casa mia, sul balcone. Davanti a me c’è un altro palazzo e vedo il mio vicino anch’egli sul balcone. Volgo il mio sguardo verso il basso e vedo un enorme serpente. Sono molto spaventato e temo che questo serpente possa salire arrampicandosi lungo il muro. Improvvisamente mi dico: “Speriamo che vada da lui.”

Nel sogno è evidente che per il sognatore sia importante solo il badare alla sua incolumità, non a caso X. ha narrato il sogno con un filo di imbarazzo per il suo cinismo, dinanzi ad un qualcosa di tanto angosciante in grado di suscitare un Io contro Tu. Un cinico mors tua vita mea, anche con un vicino con cui nella realtà sono “quasi amici”. E forse il valore collettivo del sogno sta proprio qui, nel segnalare questo sentimento assente e freddamente feroce allo stesso tempo. E se il sentimento versa in queste condizioni, l’umanità, la nostra umanità, è a rischio. Non a caso nel primo sogno, tolto il sognatore, non ci sono altre persone sulla scena onirica.

Nel saggio “Carl Gustav Jung e la riabilitazione della funzione sentimento nella nostra civiltà”, Marie-Louise Von Franz scrive: “Tutto il nostro agire distruttivo si fonda su una fondamentale mancanza di rispetto per l’altro e per i suoi differenti valori affettivi e culturali, in altre parole nella mancanza di un autentico sentimento differenziato” (Von Franz, 1987, pag. 305). L’Altro non viene riconosciuto, non esiste. Si tratta di un Altro calpestabile, o di cui si può ridere se avanza delle argomentazioni basate sul sentimento. “Lo spirito ufficiale del tempo oggi svaluta il sentimento” – scrive ancora la von Franz nello stesso saggio – e per capire quanto sia attuale questa osservazione basti pensare a come viene spesso liquidata, e da più parti del globo, con superficiale disinvoltura la questione ambientale. E questa pandemia Covid pare porre ancor più in primo piano questa difficoltà con il sentimento che la psicologia junghiana segnala da tempo.

Tornando al secondo sogno di X, colpisce l’assenza di legame, se si preferisce di Eros, in un momento difficile per tutti. Colpisce, inoltre, la velocità del tutto. Si potrà obiettare che è l’esigenza di sopravvivere a dettare le scelte ai singoli, che ognuno ha la necessità di tutelarsi e che l’agire pensando solo a sé sia di conseguenza inevitabile. Chissà, forse può essere così, però questa assenza di eros colpisce comunque. E colpisce ancora di più se ci si ferma a riflettere sul fatto che queste persone si conoscono da anni, che vivono nella stessa comunità da anni.

Nella sua opera Jung distingue tra Eros e sentimento, essendo il primo un principio del funzionamento psichico, al pari del Logos, e il secondo una funzione. L’Eros è una spinta verso l’Altro, non a caso il maestro zurighese, come ben si rivela in “Gli aspetti psicologici dell’Archetipo della Madre” o in “Aion”, lo collega al tema del femminile psichico, mentre il sentimento lo annovera tra le funzioni razionali e costituisce una possibilità per la coscienza di orientarsi in base a valori e non a pensieri. Ergo, una persona potrebbe avere un sentimento molto differenziato, ma un Eros freddo verso gli altri. Inoltre, ogni funzione psicologica può essere influenzata dall’Eros. Tuttavia, sempre nell’opera di Jung, per esempio nei seminari sull’analisi dei sogni tenuti tra il 1928 e 1930, è possibile rintracciare una distinzione tra un sentimento più caldo ed uno più freddo che permette di dire che un sentimento caldo molto differenziato si manifesta con una qualità d’amore basata su una consapevole sentita di sé stessi e dell’Altro.

E’ possibile tradurre in termini più pragmatici questa consapevolezza sentita di sé e dell’Altro? Solo in parte, perché il sentire fa parte di un’esperienza soggettiva non generalizzabile e replicabile allo stesso modo da altri. Però qualcosina si può dire, e il primo sogno di X. può offrire uno spunto in proposito. A porre in una situazione di rischio è un tubo dell’uomo ideato per canalizzare una materia prima, e fin qui tutto sommato nulla di male. Il punto critico, osservato dal sogno, è che tale gasdotto qui è stato pensato in un punto assolutamente improponibile. E’ come se in qualche modo il sogno volesse mostrare alla coscienza egoica il suo essere troppo predatoria, come se fosse eccessivamente votata al dominio e al potere. In altre parole, la coscienza rischia di peccare di hybris e ciò potrebbe annientare l’uomo. Nel primo sogno di X., un luogo che è indubbiamente il cuore vitale di Isola del Liri e dei paesi limitrofi è invece un luogo impregnato di un’atmosfera vagamente mortifera e ciò ha qualcosa di inquietante. Inquietudine che potremmo ricondurre a questo tentativo della coscienza di essere in una posizione troppo elevata che tuttavia non viene riconosciuta generalmente come tale.

Per sentire tale contenuto, per vedere questo problema di elevazione della coscienza che può riguardare chiunque di noi, è necessario in primis fermarsi. E il Covid, nonostante le difficoltà che pone, può paradossalmente dare un aiuto proprio rispetto a ciò. E chissà, forse, qualche volta potrebbe rivelarsi quel momento di arresto dell’azione che permette l’incontro tra Eros e Sentimento di cui avremmo tanto bisogno per ritrovare una certa vicinanza gli uni con gli altri.

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