Carl Gustav Jung e il Seminario sulle Visioni

Carl Gustav Jung e il Seminario sulle VisioniE’ piuttosto difficile scrivere qualche riga di presentazione sul Seminario “Visioni” tenuto da Carl Gustav Jung. Quattro anni di lezioni e incontri dedicati alle Visioni di Christiana Morgan, donna statunitense sulla trentina paziente dello stesso Jung, rivolte ad un uditorio scelto e molto formato in psicologia, non si prestano assolutamente ad essere presentate in una paginetta certamente incapace di rendere giustizia ad un lavoro di studio e approfondimento di tale portata. Il Seminario è un lavoro immenso, si può dire tranquillamente senza correre il rischio di esagerare. Tuttavia, scusandomi in anticipo con il lettore di una presentazione tanto misera rispetto al valore del testo, può valere la pena evidenziare qualche ragione, non solo clinica, per cui intraprendere lo sforzo di inoltrarsi in una lettera indubbiamente affascinante ma non semplice.

Da un punto di vista esperienziale, la lettura del Seminario permette un piacere legato alla partecipazione. Talvolta, leggendolo, si ha come l’impressione di esser lì tra i partecipanti, immersi in un’atmosfera viva e colma di passione verso la psicologia capace di stimolare l’attività riflessiva ed immaginativa sia nello specialista che nel lettore non impegnato in una professione psy. Le pagine del Seminario sono attraversate da un piacere del pensare scandito da un ritmo calmo e lento, che in qualche modo contamina il lettore.

Da un punto di vista più clinico il Seminario fornisce un’idea molto realistica del cosa in genere caratterizza lo sviluppo psicologico, il quale nell’ottica junghiana è intimamente legato a quelle immagini/visioni interiori che permettono di intuirne le possibili direzioni. Contrariamente infatti a quanto si ritiene solitamente, il Seminario mostra con estrema chiarezza come la crescita psicologica non sia affatto un fenomeno unilaterale, essendo più verosimilmente un qualcosa che può avvenire in più direzioni anche contemporaneamente. “Per noi lo sbaglio peggiore è quello di tentare di salire sempre di più,” dirà Jung nel corso del Seminario. Crescere non vuol dire semplicemente procedere in alto con la coscienza, vuol dire anche mettere radici, aprirsi alla Terra, alla Natura, a ciò che è Altro. Per crescere, come si evince dal Seminario, è necessario riconoscere quella complessità della psiche nella quale coabitano e convivono Spirito e Materia, Maschile e Femminile, Estroversione e Introversione. Ovvero tutte coppie di opposti psichici che devono trovare una sintesi, anche attraverso il contributo della coscienza che proprio in virtù di tale ragione è chiamata a cercare di capire le visioni, di volta in volta più evoluta e che risulti soddisfacente per tutta la personalità. In altre parole, la crescita psicologica è un qualcosa che si avvicina all’idea di completezza psicologica e, sia consentito di dire ciò, nel descrivere tale processo di sviluppo della personalità il Seminario costituisce una testimonianza davvero preziosa.

Un altro aspetto, infine, per cui può davvero valere la pena immergersi nel Seminario, collegato a quanto si diceva poc’anzi, è relativo al fatto che se non esiste una predeterminata direzione dello sviluppo psicologico uguale per tutti, non esisterà di conseguenza un percorso terapeutico uguale per tutti. Ciò implica che ogni percorso psicologico ha qualcosa di unico e individuale. A tal proposito, lungo gli anni del Seminario Jung si sofferma molto sul simbolismo collettivo di alcune immagini, non dimenticando mai tuttavia di chiarire a sufficienza al suo uditorio che è sempre necessario capire come quella immagine collettiva, archetipica nel linguaggio dell’Autore, si declini nella vita individuale di quella specifica persona. E in questo il Seminario sulle “Visioni” è unico perché sembra accompagnare il lettore a vedere il paradosso che vive in sé ogni uomo: l’essere contemporaneamente uguale e diverso da ogni altro essere umano.

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