L’Affinità tra Cinema e Psicologia del Profondo

L’Affinità tra Cinema e Psicologia del ProfondoCinema e Psicoanalisi sono nate nello stesso periodo. Nel 1895, a Parigi, i fratelli Lumière proiettano il primo film della storia, mentre in quegli stessi giorni a Vienna, altra capitale della cultura europea, il dottor Sigmund Freud inizia a dedicarsi allo studio dei sogni dei suoi pazienti, che lo porteranno pochi anni dopo alla stesura de “L’Interpretazione dei Sogni”, per trovare un nuovo modo di relazionarsi al disagio psichico.

Questa nascita in contemporanea del cinema e della psicoanalisi, ovvero di due attività della psiche e della creatività umana che accendono i riflettori sull’uomo, congiunta per di più all’evenienza che entrambe si fondano su un registro iconografico, ha portato quasi da sempre gli studiosi a chiedersi quanto cinema e psicoanalisi, o meglio ancora cinema e sogno, fossero sovrapponibili. Tra Cinema e Psicoanalisi, tra linguaggio onirico e immagini cinematografiche, o per essere più precisi tra la condizione psichica che caratterizza la visione di un film e lo stato di sospensione della coscienza che si sperimenta durante un sogno, esiste un’affinità elettiva?

Il sogno arriva di notte, mentre si dorme, al buio e nel momento in cui l’Io cosciente è almeno in parte spogliato delle sue abituali categorie di orientamento psichico e per questo pare tacere. Nel sogno ci sono salti spaziali e temporali, talvolta c’è condensazione di luoghi e/o persone, ci sono animali anche improbabili, figure di fantasia, paesaggi sconosciuti e mai visti, eppure mentre tutto ciò accade l’Io da semplicemente tutto ciò per scontato, per vero. Il sognatore mentre sogna, detto in altro modo, non ha cioè nessuna ragione per dubitare che quella sia la sua realtà psichica. Solo da sveglio, eventualmente, potrà dire “è solo un sogno”. Durante la visione di un film al cinema si è al buio, regna un certo silenzio, e allo spettatore può accadere qualcosa di simile a quanto in genere esperisce mentre sogna, nel senso che egli è psicologicamente pronto per lasciarsi trascinare in altri mondi. Egli, lo spettatore, è disposto a visitare luoghi di fantasia, ad accettare ellissi temporali, a vedere e a considerare la realtà da altre prospettive. Tra cinema e sogno pare quindi esserci una certa affinità, che tra l’altro pare anche essere rimarcata da una certa somiglianza nella struttura narrativa se consideriamo che entrambi raccontano una storia che ha in linea di massima un inizio, uno sviluppo e una conclusione. Tuttavia, in questo breve articolo, si vuol considerare questa affinità elettiva con un pizzico di sana prudenza.

Tale cautela pare necessaria ad evitare di forzare troppo la suggestione di un’uguaglianza tra la condizione dello spettatore al cinema e la condizione del sognatore. Pare cioè onesto e salutare ricordare le differenze tra i due stati. Se infatti è indubbio che anche al cinema la coscienza appaia in qualche modo “sospesa”, nulla toglie che anche durante la proiezione di un film lo spettatore sappia comunque che si tratta in ogni caso di un film e soprattutto saprà sempre che quanto sta vedendo non è un “prodotto” suo personale. Da un film, per quanto coinvolgente, ce ne si può distanziare con facilità; di un sogno, per quanto talvolta si tenti di ridurlo ad un rassicurante “niente altro che…”, rimane certamente il fatto che è un qualcosa di proprio, che è un qualcosa di intimamente inerente alla propria psiche. Un qualcosa di cui magari non si conosce il significato, che può apparire nebuloso, ma che indiscutibilmente è un qualcosa che appartiene all’essenza di una persona. In brevissimo, il sogno è proprio, il film l’ha scritto qualcun altro. E di questa differenza pare corretto tenerne in debito conto.

Considerato quanto detto sino adesso, troviamo opportuno, più che “forzare” la suggestione cinema-sogno, osservare l’affinità tra cinema e psicologia del profondo da un’altra angolazione. Durante un film si piange, si ride, si soffre, si simpatizza per un personaggio, se ne detesta un altro, si provano intense emozioni. Perché? Perché il cinema con le sue storie e in particolare con le sue immagini, “tocca” lo spettatore. Detto in maniera più esatta, le immagini cinematografiche potenzialmente riescono ad attivare le immagini personali, che possono riferirsi sia a vissuti passati che a contenuti ancora in stato nascente, dello spettatore. Nel contatto con la storia e le immagini filmiche è così sia possibile che egli rievochi vissuti emotivi personali, forse rimossi come ha fatto notare uno psicoanalista di primissimo piano come Christopher Bollas, sia possibile che l’immagine cinematografica funga da ponte verso contenuti personali latenti che lo spettatore può riconoscere anche in sé perché visti in personaggi, o in qualche altro aspetto, del film. Interessantissimo quanto osserva Marie Louise Von Franz in proposito: “I film rappresentano l’espressione moderna di miti e fiabe e quelli che, come le fiabe, narrano del mondo interiore, sono prediletti dal pubblico, perché in effetti l’essere umano ha un grande bisogno di miti per orientare e tracciare il percorso del mondo dei sogni o dell’inconscio.” (M.L. Von Franz, 1988, pag. 101). Osservata da questa prospettiva, l’esperienza cinematografica diventa quindi un momento che permette di esplorare un ignoto psichico in grado di ampliare il perimetro della personalità cosciente. Agisce, così, non diversamente da altre forme d’arte, ovvero come un qualcosa che parla all’uomo nella sua totalità.

Secondo Carl Gustav Jung l’arte svolge una “funzione sociale”. Secondo questo grandissimo studioso e pensatore, artista è colui che è più vicino agli aspetti profondi dell’animo umano e la sua opera d’arte, se è veramente tale, aiuta anche gli altri a riconnettersi ad un qualcosa che giace dentro di sé, perché l’opera d’arte è capace di toccare corde necessarie a farci entrare in contatto con il nostro sentire profondo. Sentire profondo che tuttavia, spesso, viene trascurato. Il più delle volte perché c’è sempre un impegno contingente del qui e ora della realtà esterna che assume un carattere di priorità su tutto il resto. Mentre il Cinema, come altre arti, è un mediatore della realtà interna di ogni singolo individuo. E in ciò sta la sua affinità elettiva con il sogno e più in generale con la psicologia del profondo: entrambi aiutano l’uomo a svelarsi a sé stesso.

Condividi su:
×
Menù