Relazioni di Coppia e Società Liquida

Relazioni di Coppia e Società LiquidaIl noto studioso di fenomeni sociali, Zygmunt Bauman, ha utilizzato la metafora della liquidità, ovvero sia l’opposto di un qualcosa di solido e duraturo, per descrivere il modo in cui le relazioni interpersonali, lavorative e sociali si sono attenuate nella nostra società. Per cogliere meglio l’essenza del pensiero di Bauman, si pensi per un attimo a come i bambini delle ultime generazioni siano inclini a cambiare frequentemente i loro giocattoli, che di fatto vengono usati con una modalità “usa e getta” nella quale il nuovo giocattolo-oggetto va a sostituire velocemente il vecchio. E’ come se i bambini rischiassero di rincorrere sempre l’ultimo uscito, l’emozione che il nuovo gioco può suscitare, il desiderio che può attivare, a discapito di un rapporto più affettivo e duraturo con il vecchio. Tutto avviene in una maniera rapida e fluida.

La fluidità sembra essere il vestito abituale dei social. Si pensi per un momento a come noi adulti potremmo usare, in una maniera non così diversa da quella che i bambini mettono in atto con i giocattoli, le amicizie su Facebook. Naturalmente questo social net-work consente senza dubbio di essere in contatto con persone lontane, di condividere moltissimi contenuti, di conoscere, tuttavia presenta anche la possibilità che i nuovi amici vengano usati in maniera “consumistica” senza che i rapporti vengano effettivamente coltivati. E’ evidente che se una persona ha 3000 amici su Facebook, il termine è piuttosto inflazionato perché non si può che avere un rapporto intimo di amicizia con un numero limitato di persone. Un numero così elevato di amici, sarebbe forse meglio dire di connessioni, può servire a soddisfare desideri vagamente voyeuristici, a sostenere esigenze di status, e a permettere gratificazioni immediate legate al riscuotere tanti consensi e mi piace. Avere tanti “amici” comporta che tante relazioni di amicizia inevitabilmente siano prive di particolare impegno, dedizione, spirito di sacrificio, passione, attenzione, presenza, ascolto. Tutte assenze che fanno sì che quelle relazioni, per usare la terminologia di Bauman, siano liquide e non un qualcosa di solido su cui si può contare e poggiare. Per ricorrere ad un esempio dello stesso Bauman, una persona può anche avere 2000 amici su Facebook, ma se dovesse bucare una gomma dell’auto potrà contare, se sarà fortunato, sull’aiuto effettivo di 2-3 amici. Le relazioni liquide, d’altra parte, hanno il fascino di ciò che è poco impegnativo e contengono in esse la promessa implicita di una libertà infinita. La liquidita, e chissà forse qualche volta andrà realmente così, sembra lasciar intravedere un Nuovo che pare essere sempre migliore della condizione esistente proprio perché coincide con ciò che non si ha.

Per Bauman la liquidità è qualcosa che si estende anche alla coppia. L’amore liquido per Bauman è diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame, profonda paura contemporanea secondo questo grande sociologo, che fa sì che si cerchino sempre nuovi partner. “L’amore è diventato una delle pedine nell’infinito gioco della condizione umana in cui si contrappongono sicurezza e libertà,” scrive l’autore in “Amore Liquido” e così facendo, continua egli stesso, dividiamo amore e desiderio: “Se il desiderio vuole consumare, l’amore vuole possedere. Se il soddisfacimento del desiderio coincide con la distruzione del suo oggetto, l’amore cresce insieme alle sue acquisizioni e si realizza nella durabilità.” Il desiderio è veloce mentre l’amore è lento, scindendo queste due polarità le relazioni sentimentali diventano liquide perché il desiderio finirà con il seguire l’emozione fuggevole di un momento, perdendo di vista la cornice più ampia del sentimento.

E’ davvero così? Le coppie italiane sono liquide?

Vediamo qualche numero fotografato dall’Istat nel suo ultimo censimento. Nel 2015 in Italia sono stati celebrati 194377 matrimoni, 4600 in più rispetto al 2014. Per la prima volta dal 2008 il numero di unioni è aumentato anziché diminuire: dal 2008 al 2014 si era infatti registrato un calo di circa 10000 unità annue. Di queste unioni il 17% sono state seconde nozze. Nello stesso anno sono stati considerati conclusi 82469 procedimenti di divorzio e sono state trascritte 91706 separazioni. Insomma, tante coppie conoscono, o si avvicinano a conoscere, la parola fine. A prima vista i legami sembrerebbero quindi molto liquidi. Se guardiamo meglio, non pare tuttavia esattamente così. In media i matrimoni durano 17 anni, cioè separazioni e divorzi non avvengono poi così velocemente. Le relazioni non sono eterne, ma neanche così liquide ed, inoltre, pare evidente che le persone sarebbero ben liete di poter “salvare” la loro storia. Una separazione e un divorzio non avvengono mai a cuor leggero, anzi sono spesso un vero e proprio dramma per coloro che si ritrovano a vivere una rottura sentimentale. A separarsi e a divorziare sono spesso persone nel pieno della maturità adulta, considerato che tale passo avviene ad un’età media di 45 anni per le donne e di 48 per gli uomini e ciò testimonia ancora di più di come non si tratti di un colpo di testa o di una decisione semplice. Questi dati inducono a pensare che le coppie, altrimenti le relazioni sarebbero molto più brevi, non si separino per la liquidità della nostra struttura sociale, bensì per le dinamiche relazionali interne alla coppia stessa. In effetti la divisione tra desiderio e amore di cui parla Bauman si incontra in tante coppie, ma può anche essere interpretata come dovuta alle difficoltà che la coppia non riesce ad affrontare/superare. Una coppia, infatti, che decide di provare a percorrere insieme un lungo viaggio si trova nel corso dello stesso davanti a tanti momenti di passaggio per entrambi, e/o di cambiamento nei singoli individui che obbligano a ricercare un nuovo equilibrio: nascita dei figli, crescita ed educazione dei bambini, morte dei genitori, cambi lavorativi, malattie, paure e gelosie legate al procedere della vita, costituiscono dei potenziali “nodi” da non sottovalutare. Tali fasi della coppia richiedono un senso di intimità psicologico fatto di confronto, anche aspro, flessibilità nei ruoli, empatia, accoglienza verso la diversità dell’altro, e non è detto che ciò ci sia, o ci sia sempre. Naturalmente l’intimità psicologica non costituisce una salvaguardia sempre e comunque della coppia, perché c’è bisogno anche di intimità sessuale e di un crescere insieme più generale, tuttavia si può essere ragionevolmente certi che senza di essa la coppia andrà in crisi. In termini matematici, sarebbe una condizione necessaria ma non sufficiente. Senza intimità psicologica una coppia diviene silenziosa, e nel silenzio si pietrificano i sentimenti e nascono tante tentazioni e distanze che nel tempo iniziano a far vedere come impossibile il tentativo di coniugare singolo, progetto individuale, e coppia. Nel silenzio si consuma la frattura tra desiderio e amore.

Da questo punto di vista, una buonissima commedia italiana, che fa ridere e lascia riflettere allo stesso tempo, “Perfetti Sconosciuti”, pare emblematica. L’espediente iniziale in sé della storia è piuttosto semplice: tre coppie di amici, più una settima persona che si presenta sola perché la sua Lucilla ha l’influenza, siedono a cena. Eva, la padrona di casa, propone una sorta di esperimento sociale: lasciare che tutti possano leggere i messaggi ed ascoltare in vivavoce le chiamate che ognuno riceve. In poche ore, anche se poi alla fine del film si scopre che quello che abbiamo visto è ciò che sarebbe accaduto se avessero fatto così, viene fuori il finimondo. Eva, psicoterapeuta, scopre che Rocco suo marito chirurgo estetico, ha iniziato un’analisi da sei mesi senza dirle nulla, nonostante avesse sempre criticato la psicoterapia. Sempre Eva, inoltre, scopre che Rocco compra i preservativi alla loro figlia 17enne, con cui lei è in rotta di collisione. Eva, d’altra parte, è però amante di uno dei commensali presenti, Cosimo, che non solo è sposato da poco con Bianca, ma ha anche una seconda amante che gli ha appena rivelato il suo stato di gravidanza frutto del loro rapporto. Bianca, la più timida ed ingenua della compagnia, sente ancora l’ex e in fondo questo ex non lo sembra poi così tanto. Anche per l’altra coppia presente, Lele e Carlotta, il matrimonio non va tanto bene: catturati e vinti dalla routine familiare con due figli, hanno lei una relazione online, e lui un’amante in ufficio. Infine, di Peppe si scopre che la sua Lucilla è in realtà un Lucio e che egli Peppe ha nascosto agli amici la sua omosessualità per decenni. Insomma, si scoprono tutti dei “Perfetti Sconosciuti”. Ora, al di là di come le specifiche coppie di questa commedia risolvono o risolverebbero le loro rispettive crisi, è proprio questo essere eccessivamente “sconosciuti” [1] all’altro che logora la coppia.

Vista da questa angolazione, la liquidità contemporanea pare al più costituire una possibile “soluzione” per risolvere le difficoltà che si vivono all’interno del rapporto di coppia, più che essere ciò che genera la crisi della stessa. Detto in altri termini, nelle fasi in cui la coppia non riesce ad affrontare i nodi critici sul suo percorso, la voglia di nuovo e di successo che echeggiano nella nostra società possono manifestarsi attraverso l’idea di volere altri partner. Nel momento in cui la relazione di coppia non riesce ad evolversi dinanzi ai cambiamenti che le sono richiesti, la società liquida può indurre e/o ampliare il vissuto che la stabilità di coppia equivalga ad una prigione, ad un “accontentarsi”, ad una limitazione del proprio orizzonte esistenziale che crea inevitabilmente frustrazione, rabbia, malintesi, malessere. Un insieme di elementi che certamente facilitano tradimenti e rotture.

Un percorso psicologico può essere di qualche aiuto per il singolo in queste delicate situazioni?

Il tutto potrebbe essere affrontato con una terapia di coppia, ma spesso una terapia individuale ha il vantaggio di permettere una riflessione più calma e pacata su quanto sta accadendo anche perché la richiesta di una terapia di coppia arriva spesso quando c’è troppo caos relazionale. Una terapia individuale può aiutare a riflettere sulle scelte compiute, su quelle da compiere, sull’origine delle incomprensioni, sul come si è cambiati nel corso del tempo, sul delicato equilibrio tra singolo e coppia, ma soprattutto può essere utile a capire se può esserci lo spazio per vivere la dimensione del desiderio all’interno di quella di un amore più stabile e a lungo termine. E’ come se in ambito terapeutico si cercasse di capire se c’è un modo, e non è detto che debba esserci per forza, per coniugare stabilità e cambiamento, l’attenzione verso se stessi e l’attenzione verso l’altro, la continuità del rapporto con la capacità di rendere la relazione intima e profonda. Il vantaggio di una psicoterapia individuale non è quello di voler necessariamente salvaguardare la coppia, non è questo il suo scopo, bensì quello di non agire di fretta. Insegna a confrontarsi, eventualmente anche a scontrarsi e a separarsi, ma senza che ciò avvenga, se deve avvenire, in una modalità liquida.

Con il suo clima meno animoso rispetto alla terapia di coppia, la terapia individuale è come se potesse facilitare maggiormente il singolo individuo, non a cercare necessariamente il nuovo verso l’esterno, ma a rinnovarsi all’interno della coppia perché l’atmosfera accogliente della terapia individuale aiuta la persona ad essere meno sulla difensiva, rispetto agli attacchi che sente invece di ricevere dal partner nelle sedute di coppia, e proprio in virtù di ciò riesce a mettersi di più, paradossalmente, in gioco e in discussione. La terapia individuale può permettere quindi, almeno in base alla nostra esperienza clinica, di capire più agevolmente quali possono essere i propri errori nella coppia e allo stesso tempo può aiutare nel trovare un modo migliore per esprimere in maniera più nitida i propri bisogni.  E nel momento in cui diventano più chiari i propri bisogni, si ha maggior rispetto anche di quelli altrui. Perché per quanto banale possa essere questa osservazione, non si può dimenticare il fatto che una coppia è formata da due individui che sono anche diversi tra essi.

[1] Questo è un aspetto molto delicato perché la condivisione invece totale di ansia e angoscia del singolo all’interno di una coppia, d’altra parte, rischia di rendere il rapporto privo di mistero ed eccessivamente simbiotico. E’ come se fosse necessario un giusto grado di condivisione per non essere né troppo distanti, né troppo vicini al punto da annullarsi.

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